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Full text of "Amor poema coreografico in due parti e nove quadri"

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in 2012 with funding from 
Brigham Young University 



http://archive.org/details/amorpoemacoreogr00mare2 



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POEMA COREOGRAFICO 



IN QUATTRO PARTI E QUINDICI QUADRI 



DEL COREOGRAFO 



LUIGI MANZOTTI 



MUSICATO DAL MAESTRO 



ROMUALDO MARENCO 



Riprodotto da CARLO COPPI 

ROMA — TEATRO COSTANZI 

AUTUNNO 1886 

IMPRESA CANORI 



Pr e~~o 



eli 



" n 




R. STABILIMENTO RICORDI 

MILANO — ROMA — NAPOLI - FIRENZE — LONDRA 

PER LA FRANCIA ED IL BELGIO 

PARIGI - V. DURDILLY a C.ie - PARIGI 
1 1 bis, Boulevard Haussmann. 



AVVERTENZA 



-*&&*■ 



La forma letteraria adottata nel presente libro non ha 
consentito di indicare, come usavasi precedentemente y 
tutti i cambiamenti di scena: si è invece preferito 
di tracciare le linee generali a cui si e ispirato il 
coreografo. 



Proprietà letteraria per tutti i paesi. 

Riproduzione vietata. — Deposto. — Ent. Sta. Hall 

Diritto di traduzione e riproduzione riservato. 



<•'££*> 



È vietata anche qualsiasi ristampa 
di riassunti , argomento , descrizioni e simili. 



1 15 quadri del Poema coreografico s'intitolano: 

PARTE PRIMA. 

// Caos — Amore foraci ordinatrice dell 3 Universo — // Tor- 
rente dell'Umanità e il primo lavoro dell'uomo. 

PARTE SECONDA. 

Il Tempio delle Arti in Grecia — Una Via di Roma — // 
Trionfo di Cesare. 

PARTE TERZA. 

Peristilio del Tempio di Venere — La distruzione di Roma — 
Discesa di Barbarossa — II Giuramento di Pontida — Vit- 
toria di Legnano — Unità d'Italia — Monumento al Padre 
della Patria. 



PARTE QUARTA. 

La libertà ? irradiazione di Amor, illumina il mondo 
Trionfo di Amor. 



Il 



Gli artisti primari che vi prendono parte sono 



Palladino Emma. 
Bavazzani Ester. 
Cecchetti Giuseppina. 
Giannini Rachele. 
Razzani Emilia. 
Cecchetti Enrico.' 



Monti Antonio. 
Lauretani Ferruccio. 
Cima Gaetano. 
Cucchi Leopoldo. 
Barni Antonio. 
Razzani Cesare. 



*m*> 



DISTRIBUZIONE DELLE DANZE 



-§>< 



PARTE PRIMA. 

Quadro 2.° — Schermo di Scimmie. 

» — Creazione delle Stelle (Prima Ballerina). 

Quadro 3. — Torrente dell'Umanità. 

PARTE SECONDA. 



Quadro 


4-° 


— Il Tempio delle Arti in Grecia. 


» 




— Passo a due dei Primi Ballerini. 


Quadro 


6.° 


— 27 Trionfo di Cesare. 
PARTE TERZA. 


Quadro 


7-° 


— Il Satiro e le Sacerdotesse di Venere. 


» 




— Brindisi agli Dei. 


)> 




— I Satirelli. 


» 




— Baccanale. 


» 




— Caduta di Roma. 



Quadro 8.° — Dan^a teutona. 

PARTE QUARTA. 

Quadro 13. — La Corte di Amor. 
Quadro 14. — Il Trionfo di Amor. 



AL PUBBLICO 

UOVO il hallo storico-scientifico Excelsior, mi venne in mente 
di trattare un argomento : Dante , e fermo in questo proposito 
mi ero dato a fare alami studi sulla Divina Commedia. Me- 
ditava sul Canto terzo dell 3 Inferno , quando mi colpirono la 
fantasia i sublimi versi della seconda termina : 

Giustizici mosse 7 mio alto Fattore, 

Facemi la divina potestate, 

La somma Sapienza e il primo Amore. 

Per uno di quei fatti psicologici, che talvolta non sappiamo nem- 
meno spiegare a noi stessi, quel primo Amore fu per me come 
una rivelazione , la quale mi aperse lontani, ma pur vaghi e 
infiniti orizzonti. 

Dopo aver trionfato del caos, scorsi Amore segnare come una 
guida celeste il cammino di quel gran torrente umano, che ve- 
nendo dalle pianure sabbiose e infuocate dell' 'Asia e dalle spa- 
ventevoli solitudini delle foreste africane , sboccò per lo stretto 
di Bab-el-Mandeb, inondando V Egitto poi il Mondo. 

E la primigenia Civiltà, in tempi remotissimi, ebbe sede sulle 
sponde del Nilo , per dire in Oriente , ed e quasi certo che di 
la ci venisse con la luce del sole. 

Nondimeno questa Civiltà apparve a tutti come un enigma 
di un mondo giovanilmente rude, coi suoi obelischi, le sue im- 
mense piramidi che fendono le nubi. 

E Amore ed il leggiadro coro delle Grafie e delle Arti so- 
relle , abbandonano V Egitto , questa terra del mistero e delle 
memorie per un aere più mite : la Grecia, la quale con Omero 
e tutta la lunga schiera d J immortali si mostra degna di acco- 
glierne e propagarne il culto perenne. 



— 6 — 

Ed ecco che mi balenò un meraviglioso quadro : Amore in 
Grecia, che dato in gran parte del suo splendore a Roma, re- 
gina del Mondo, rimase avvolta come in un glorioso crepuscolo. 

Ma venne il giorno che Roma inorgoglita della sua immane 
potenza, non s'ispirò più all'Amore, ma consacrò i vi%i facen- 
done altrettanti Dei, per potervisi abbandonare sen%a scrupolo 
né ritegno. E Roma cadde sotto il ferro ed il fuoco dei barbari, 
che scesero sul Tevere a vendicare i fratelli trucidati nei vili 
combattimenti del Circo. 

E Roma, spenta, parve il naufragio dell'umanità! Ma Amore 
riappare incarnazione del Cristianesimo, e con l'Evangelio, per- 
chè legge d' Amore, impedisce la distruzione della Società, e 
giunge persino a stenebrare quel Medio Evo che ci lasciò ap- 
pena poche pagine degne della storia. 

Ed ecco Montecassino , ecco Pontida , la Lega Lombarda , 
cioè la resistenza ai tiranni che hanno sempre aspirato a sosti- 
tuire V arbitrio alla legge. E tali avvenimenti segnarono un 
grande rivolgimento e un nuovo diritto dei popoli ; cioè l'egua- 
glianza e la fraternità di tutti gli uomini e di tutte le nazioni; 
e il nuovo diritto apparve come V ultimo capo di quella stermi- 
nata catena , intrecciata d' innumerevoli anelli che si chiamano 
la Civiltà primitiva, /''Orientale, il Mondo Greco e Romano. 

E questo legame , questa grande armonia storica risponde a 
quella nota fondamentale , a quella unità comprensiva di tutte 
le consonanze : Amore ! 

Ecco il nobil soggetto che m' ispirò quel verso : 

La somma Sapienza e il primo Amore, 

soggetto arditissimo di cui il gran significato si comprende nella 
sola parola Amor , non indegna che tocchi a questo lavoro la 
stessa fortuna dell' Excelsior. 

LUIGI MANZO TTI. 



7 



PARTE PRIMA 



VOCI 

Sia ! 

ALTRE VOCI 

Sia ! 

UNA VOCE SOLA 

Col suo raggio 

Fecondi il Sole 

L 5 Universo 

Dal nulla emerso : 
Al tuo viaggio, 

Terrestre mole, 



La via se^nò 
Chi ti creò, 
voci 
Amor discendi ! 

ALTRE VOCI 

Amor discendi ! 

TUTTE LE VOCI 

Amor penetra 

La Terra e P Etra ; 
Vita, Armonia 
Il Mondo sia ! 



,&, 



Appena alzata la tela agli occhi dello spettatore si presenta 
la scena del Caos. Gli elementi sono in lotta fra loro nei 
primi periodi cosmici. Ma questa lotta degli elementi si fa 
meno aspra per P avvicinarsi di Amore, Foraci ordinatrice del- 
l' Universo. Per virtù di un suo comando, alla parola creatrice: 
Sia , gli elementi si separano : la Terra perde la sua tinta 
infuocata e si ricopre d' uno splendido manto primaverile 
dove le piante ombreggiano infinite. 



La virtù benefica d' Amore non si arresta a queste mera- 
viglie. A un suo cenno , le stelle, mondi lontani, da tutti i 
punti del cielo versano raggi di luce. Infiamma il sole e la 
terra si popola di ogni sorta di animali. 






— 8 — 

Il suo ultimo e più nobile portento è Y Uomo, il Re della 
Creazione. Egli giunge in sembianza di errante : non sa chi 
egli sia , né d' onde venga. Le tante cose create destano la 
sua meraviglia e gli danno momenti di dolcezze ineffabili e 
anche turbamenti paurosi , perchè lo affligge la solitudine e 
cerca e sospira, con un desiderio che non può definire, una 
creatura che lo assomigli. 

Ed ecco che Amore con una leggiadra visione invia all'uomo 
la creatura che aspetta in cuor suo.' Si sveglia e sente istin- 
tivamente che una dolce catena lo avvincerà per sempre a 
lei. Amore, che influisce su di loro, li spinge al desiato am- 
plesso, e un bacio ardentissimo è il suggello di quell'unione 
che popolò la terra dell' umana progenie. 



La scena gradatamente si cambia nella Gran Selva della 
terra, per la quale si svolge il Torrente della primigenia fa- 
miglia, torrente inesauribile che ci venne dal Nilo coi popoli 
meridionali dell' Etiopia. 

Un altro, torrente si confonde a questo , sboccando per lo 
stretto di Bab-el-Mandeb, e per mezzo dell' istmo che l'Asia 
congiunge con 1' Egitto. 

Questi nostri progenitori fuggono dalle pianure sabbiose 
dell' Asia e dalle solitudini delle foreste africane in cerca di 
paesi (i) ove le condizioni climatiche e vegetative sieno tali 
da consentir loro d'iniziare con fortuna la lotta per l'esistenza. 
E alla vista di nuove terre, speranzosi d' aere più mite , si 
danno in preda a una gioia selvaggia (2), battendo, con mo- 
venze da scimmie, selce a selce, squassando rami d'albero e 
rozze armi. 

Amore , che ha guidato questi popoli , viene richiesto da 
essi chi egli sia : — Dio mi manda a voi, risponde , perchè 

(1) Figuier : Le ra%%e umane. 

(2) Plinio : Invenzioni e istituzioni umane, lib. VII. 



— 9 — 

v 5 insegni a riconoscerne l' esistenza. L' adempimento di que- 
sto dovere, sviluppando le vostre elevate facoltà, farà di voi 
gli esseri privilegiati della creazione , e potrete estendere il 
vostro imperio su quanto vi circonda. 

E in ciò dire, alza le braccia al cielo come per ottenerne 
un responso, e un raggio di viva luce l' illumina. 

Tutti si prostrano umiliati e confusi. 

— ■ Non è a me che dovete prostrarvi, ripiglia Amore, ac- 
cennando al cielo , ma a Dio che è la potenza , la vita , la 
causa di tutte le cose. Quindi gli ammonisce che F Onnipo- 
tente destinava a più utili e nobili operazioni la mente e la 
mano dell' uomo e in ciò dire si avvicina ad alcune scorie 
che ha eruttato un vulcano , ne trae fuori un pezzo di me- 
tallo informe e lo getta in mezzo a loro. Cadendo a terra , 
il metallo emette un suono. Lo raccolgono con grande me- 
raviglia , se lo disputano. — Tutti si danno con alacrità a 
cercarne (i). Alla pietra succedono i metalli, e mercè questi 
compiono lavori che erano assolutamente impossibili a quelli 
di pietra , e le arti e le industrie progrediscono a passi di 
gigante. 



Cala la tela. 



(i) Figuier • Le rane' umane 






— IO 



PARTE SECONDA 



Gli antichi favoleggiarono che l'Arca di Deucalione approdò 
al Parnaso (i) e che quei rozzi naufraghi ammaestrati e in- 
gentiliti da Amore , dalle Muse e da Apollo i riversarono sul 
Mondo in tanti splendori, gli insegnamenti ricevuti. 

Sotto il velame di questa favola traspare una significazione 
altissima che testimonia la Grecia , terra prediletta , 1' unica 
conservatrice del bello. 

I Geni delle Arti, poesia, musica, scultura, pittura, onorano 
il gran Tempio delle Arti in Grecia e i cultori di qssq si 
veggono disposti a gruppi. 

Sul gruppo principale domina Omero. 

Sul gruppo della pittura domina Apelle : su quello della 
scultura Fidia, sull'altro dell'architettura Iktinus, il costruttore 
del Partenone , e al gruppo della musica , all' arte più bella 
che ci procura le più pure emozioni , che ci avvicina più al 
cielo, sovrasta Apollo. 

Ma il tempio è scosso da un sordo fremito. La Grecia 
che ingentili il mondo , va a perdersi nei vortici della po- 
tenza romana ! 

Amore se ne affligge profondamente, ma non può opporsi, 
perchè Roma , la dominatrice , è segnata nei destini dell' U- 
manità. E Amore diventa la parola fatidica di Roma che sorge 
maestosa (2). 



(1) Ovidio: Metamorfosi, 5, 18. 
- (2) Gli antichi dissero Amor, parola fatidica, perche letta al rovescio 
significa : Roma. 



II 



La scena rappresenta una strada di Roma che conduce alla 
Via Sacra , per la quale Giulio Cesare trionfatore salirà in 
Campidoglio, onde sagrificare agli Iddei. 

Il popolo, che da ogni parte move festoso ad incontrarlo, 
è la più certa significazione che tutto si prega alla potenza 
di Cesare, e che egli rientra in Roma signore del Mondo. 

L' inusitato trionfo e le prerogative di regio potere accor- 
dategli dal Senato, eccitano violentemente gli spiriti degli 
amici di Bruto, che scambiano con lui poche e sommesse 
parole, le quali attestano una cospirazione. 

Uno schiavo rivela ad Antonio la congiura. 

L' odio partigiano scoppierebbe in aperta contesa fra gli 
aderenti di Bruto e di Antonio se non intervenisse in mezzo 
a loro Amore, che volgendosi in particolar modo a Bruto, 
gli ricorda le vittorie di Cesare che fecero la gloria e la po- 
tenza di Roma. 

Amore riesce a calmare gli animi e si appresta a fare 
omaggio a Cesare. 

Quindi incomincia e si svolge P azione del trionfo (i) e 
con questo termina la seconda parte. 



Cala la tela. 



(i) Per dare un'idea storicamente esatta del Trionfo di Cesare, il coreo- 
grafo si è attenuto scrupolosamente alla descrizione, adorna di relativi 
disegni, che si legge nella pregevole opera: La Vita dei Greci e dei Ro- 
mani, ricavata dagli antichi monumenti, scritta da Guhl e Koner (p. 718)» 



12 



PARTE TERZA 



Roma corrotta nei suoi costumi, è minacciata da una spa- 
ventevole dissoluzione. Nobili e plebei , padroni e schiavi , 
matrone romane, sacerdotesse di Venere, gladiatori, cortigiani, 
popolani mascherati da satiri partecipano degli stessi piaceri 
e delle stesse vergogne dandosi a orgie sfrenate nel peristilio 
del Tempio di Venere. 

Mentre ciò avviene , dalle guardie di Galeno è tratta , a 
viva forza, nel tempio una Giovinetta cristiana. Al primo ve- 
derla tutti son presi dalla sua fresca e gentile bellezza , e 
ognuno tenterebbe di farla sua. Sopraggiunge l' Imperatore 
Galeno e anch' egli se ne invaghisce. 

Ma ecco, che in questo momento, come divina antitesi a 
tanta scelleratezza, risuona al di fuori il (i) canto del Cri- 
stiani, tutto fiducia in Dio : 

Insiem col dì 
Sul mondo usci 
Spirto che Y anima 
Franca a Israel : 

T perai ali die 

Speranza e fé ; 
Per lui dischiudonsi 
Le vie del ciel ! 

— Impossessatevi dei loro Capi — dice Galerio alle guardie. 
La Giovinetta cristiana , compresa da orrore , cade in gi- 
nocchio e prega Iddio per la salvezza dei suoi cari. 

(i) Eusebio: Canio dei Cristiani — {Vita di Costantino, 254)* 



— i3 — 

Vedendola in queir atteggiamento — Tu sei cristiana — 
esclama Galeno — per far onta al tuo Dio , voglio che tu 
m' appartenga. 

Entrano, trascinati dalle guardie, alcuni cristiani, fra i quali 
un Vecchio, che è il padre della Giovinetta. 

Appena scortili, Galerio muove irato verso di loro e sopra 
di ogni altro minaccia il Vecchio, ma la fanciulla corre presso 
di lui e gli fa scudo della sua persona. 

La bellezza della fanciulla, che con gli occhi implora pietà 
da Galerio , lo fa più mite , e dice di non voler turbare la 
gioia della festa con la carneficina dei cristiani. 

Val meglio irriderli, e quasi ebbro, muove loro incontro, 
esclamando: — A che bandire il vecchio Giove dall'Olimpo 
per mettervi il Cristo a cui nessun di noi presta fede? Vani 
sforzi i vostri finché vive Galerio. — E a schernire i cristiani 
si unisce a lui il suo prediletto Buffone in maschera di satiro. 

Il Vecchio, che infiamma la verace fede dei martiri, risponde 
con invitta serenità : — Voi gli sprezzateci di Cristo ? voi 
miserabili idolatri , pei quali tutto è Dio eccettone Dio ? E 
difatti le vostre orgie , i vostri osceni misteri son santificati 
da una pretesa Deità, da Venere. 

Tutti i cristiani mostrano nel cospetto di Galerio il loro 
sublime disprezzo. 

Galerio per punire quella che , per esso , non è fede , ma 
ribellione, vuole che tutti, innanzi a lui, abiurino il Cristo, e 
a tal proposito fa apprestare un' ara sulla quale giureranno di 
rinnegare il loro Dio. 

Il sacrilego comando muove a sdegno magnanimo il Vec- 
chio , che si fa presso all'ara e la rovescia d'un colpo, gri- 
dando : — I vostri Dei bugiardi cadranno come quest' ara 
maledetta che calpesto. 

Galerio, furibondo, decreta la strage dei cristiani. E tutti insieme 
con lui gridano : — A morte i cristiani ! al rogo ! alle fiere ! 

— SI, noi morremo — risponde il Vecchio — ma le no- 
stre sconfitte equivarranno ad altrettante vittorie. Il nostro 



— i 4 — 

sangue popolerà il mondo di cristiani, e l' opera di Dio non 
sarà distrutta dalla mano dei tiranni, perchè i tiranni passano 
e la virtù sopravvive. E che io ti profetizzo il vero , già lo 
senti perchè le mie parole ti spaventano. 

E difatti Galeno si mostra profondamente scosso dalla pro- 
fezia di quell' eroe della Fede. 

La fanciulla vorrebbe seguire la sorte del padre, ma è trat- 
tenuta a viva forza da Galerio, che ritorna a immergersi nel- 
1' orgia. Durante la danza , di tratto in tratto si ode un ru- 
more lontano come di procella che si avvicini (i). Scoppia 
il fulmine e Amore apparisce e grida ai forsennati che Roma 
è minacciata , che fra poco sarà preda dei barbari. Nessuno 
accorda fede alle sue parole, lo scherniscono e tutti perdurano 
nelle sfrenatezze dell' orgia. 

Roma è vinta, saccheggiata, arsa perchè sorpresa nelle dis- 
solutezze e neir orgie , fatali termini che segnarono la sua 
immane caduta. 

Di Roma, flagellata dalle vendette barbariche, non riman- 
gono che fumanti ruderi e fitte tenebre, per significare, che 
se il mondo alleato ai danni di Roma 1' aveva minata, Roma 
oppresse il mondo sotto le sue mine (2). 

Accompagnati da tre scoppi di fulmine guizzano fuggevol- 
mente nelP oscurità i nomi di Alarico e di Attila , e ultimo 
quello di Barbarossa. E ciò a significare gli eterni nemici di 
Italia , i presenti distruttori di Roma e quelli che verranno 

dopo. 

— j. — 

Appena che le tenebre prodotte dal fumo dell' incendio 
si sono dileguate, si scuopre il maestoso panorama delle Alpi. 

(1) Nelle diverse distruzioni barbariche anche il cielo combatteva contro 
Roma pagana e si ebbero a deplorare furiosi nembi, che in un col Tevere, 
ingrossato dalle acque, portavano dappertutto desolazione e rovina. 

(2) Far distruggere Roma dai barbari, sotto Galeno, sarebbe un anacro- 
nismo , e il lettore capirà di leggieri che ammettendo le cause morali 
del decadimento di Roma, i barbari che la devastarono, nell' azione coreo- 
grafica, non fanno che personificarne gli effetti. 



— 15 — 

Più in avanti una piccola borgata sulla strada di Susa, all'e- 
poca in cui Barbarossa per la seconda volta (anno 1174) 
scendeva in Italia tenendo il passaggio del Cenisio. 

L' esercito di Barbarossa sbocca dalle gole dei monti , oc- 
cupa la borgata, i cui abitanti maledicono allo straniero che 
viene a impoverirli delle loro scarse derrate, e di mal animo 
(non ostante che ve li spinga il Podestà per iscongiurare 
crudeli rappresaglie da parte della soldatesca) imbandiscono 
le tavole ai capi dell' esercito e ai Baroni. 

Il terrore è sul viso di tutti, perchè il giungere dell' eser- 
cito di Barbarossa fu preceduto da una triste novella che 
mette in grande sgomento gli abitanti dei paesi e delle città 
vicine. Si susurra (come poi avvenne) che Barbarossa met- 
terà, per la prima, a ferro e a fuoco Susa, onde punirla della 
umiliazione fattagli provare quando, sei anni innanzi, fuggendo 
dall'Italia, umiliato e sconfitto, avea attraversato quella città. 
Gli abitanti di Susa e quelli di alcune fra le più prossime 
città , latti consapevoli delle atroci intenzioni di Barbarossa , 
inviano messaggi per implorarne la clemenza. E a tale scopo, 
anche alcune donne di Susa, col Gonfalone della loro città, 
si recano ad incontrarlo per mitigarne 1' animo e fargli atto 
di sudditanza. Ma il germanico Imperatore le accoglie con 
tanta asprezza, che giunge fino a calpestare il Gonfalone che 
si è abbassato ai suoi piedi. A quelP atto nefando, un fremito 
di ribellione corre fra le animose donne ; né le atterrisce, né 
le umilia il disprezzo di Barbarossa quando significa loro che 
non vuole né ritenerle in ostaggio, né ucciderle, ma serbare 
ad esse la vista della loro città distrutta. La fiera minaccia 
non isbigottisce 1' eroiche donne, le quali rispondono agli sde- 
gni di Barbarossa colla fede e la imperturbabilità dei martiri, 
in guisa eh' egli rimane come atterrito dinanzi a tanto sprezzo 
della morte. Ma ad un tratto, rilevandosi nel suo orgoglio di 
re possente, esclama: — Uscite dal mio sguardo, io non uc- 
cido né femmine, né inermi. 

Quindi per iscongiurare la minaccia di quelle fronti ma- 



— 16 — 

gnanime, che come a sfida si fissarono in lui, ordina ai sol- 
dati e alle loro donne di darsi in braccio all' allegria. 

Terminata la danza, squilli di trombe annunziano che 1' e- 
sercito si pone nuovamente in marcia, ed allora Barbarossa > 
torreggiando in mezzo ai suoi più fidi, esce in queste parole : 

— Noi scendiamo nuovamente in Italia per punire della 
loro oltracotanza Milano e le città della Lega, perchè ribelli 
alla nostra persona e all'Impero. E faccio giuramento a Dio 
che non tornerò in Germania fino a che non abbia compiuto 
questo divisamento. 

Appena pronunziate queste parole, comparisce Amore e, vol- 
gendosi a Barbarossa, risponde : — Il tuo giuramento è vano, 
non ci riuscirai. 

— E chi oserebbe resistermi ? 

— Un' altra volta — risponde Amore — per queste Alpi 
uscivi cacciato d'Italia, lasciando dietro di te le insegne del- 
l'Impero, gli stendardi, le armi, e sulle nevi eterne le vestigia 
impresse d' una fuga ignominiosa. Egual destino ti attende 
anche questa volta, perchè io spingerò a eroiche geste, nel 
santo nome della patria, tutti i Comuni lombardi, che si le- 
veranno al soffio della libertà, di colei che trionfalmente tra- 
versa i secoli e grida ai tiranni : fermatevi. — E in ciò dire, 
accennando alle Alpi , soggiunge : — Vedi tu quei vertici ? 
Invano le fiumane solcano i loro abissi, invano il fulmine 
percuote la loro fronte solenne , sempre vittoriosi dell' urto 
onde furono scossi, dicono a Dio che li eresse: eccoci qua 
immobili. Tali i popoli lombardi dinanzi al torrente delle tue 
armi... Ci rivedremo a Legnano ! 

Barbarossa rimane, per un istante, colpito dalla profezia, quindi 
rinfrancato da un desiderio di vendetta — come se la vendetta 
fosse sua natura — decreta il sacco e la distruzione di Susa. 

Mentre splendono le sinistre faci che incendieranno Susa e 
1' esercito di Barbarossa muove verso la detta città, Amore 
infiamma di generosi ardimenti gli abitanti della borgata con- 
tro lo straniero invasore. 



— iy — 

I Deputati delle città lombarde sì adunano nella Chiesa 
di Pontida. 

Per loro iniziativa verrà decretata la riedificazione di Mi- 
lano distrutta dai barbari e giureranno di assistere i suoi cit- 
tadini contro il comune nemico, il Barbarossa. 

Ne essi cercarono una Chiesa come si cercherebbe un na- 
scondiglio per ordire una congiura — la congiura era già 
ordita — non era che la solennità del giuramento da pre- 
starsi che ivi li condusse. 

Fra questi Deputati (Comites), aitante della persona e gentil 
cavaliere, si distingue il marchese Obi^o, figliuolo di Alberto 
Malaspina, che fu uno dei più importanti personaggi nella 
storia dei suoi giorni, e si rese famoso durante la lotta fra 
Federigo Barbarossa e le città lombarde. 

Amore, che è la guida e l' ispiratore di questi magnanimi, 
tutto fidente nei destini dell'umanità, spera che a Pontida la 
luce di Roma uscirà dal Caos in cui l'hanno piombata i bar- 
bari e che il nuovo diritto, che va ad istaurarsi, quello dei 
popoli liberi, ringiovinirà la faccia del mondo. 

Gerardo, uno dei Deputati di Milano, si fa avanti e dice : 

— Fra noi è d'uopo scegliere un capo che stabilisca i patti 
e pronunzi la formula del giuramento. 

Tutti i deputati rivolgono gli sguardi sul Marchese Obizzo 
di Malaspina e lo eleggono a pronunziare il giuramento. 

Malaspina. — Compagni, forse fra voi havvi qualcuno più 
degno di me. 

I Deputati. — No, il tuo valore e la fede che porti in 
un migliore avvenire della tua patria, ti rendono degno del- 
l'alto Ufficio. 

Un Monaco, che funziona da Vescovo, sale i gradini dell'altare 
e rivolto ai deputati e ai guerrieri, pronunzia queste parole: 

— Scendi, o Spirito creatore, e illumina questi guerrieri, 
figli di una stessa terra, nel nome santo di Dio e della patria. 
— Quindi soggiunge : Chi di voi è proposto a formulare i 
patti e a proferire il giuramento, si avanzi. 



_ i8 — 

Malaspiìia a passi gravi e lenti s' avvia verso Y altare, e 
giunto s' inginocchia. Tutti lo imitano. 

Vescovo. — Io vi benedico nel nome di Dio creatore. 

Malaspina (con solennità). — Fratelli, in un con le vostre 
città, che rappresentate, v 5 invito a mantenere i patti che io 
vi faccio. Voi non darete tregua a Federico Barbarossa Impe- 
ratore, né a lui, ne a qualunque altro sia straniero o lom- 
bardo, che comandi in suo nome. Voi devasterete le terre che 
gli appartengono, e nessuna delle città che rappresentate potrà 
far pace senza l'assentimento delle altre. Infine vi presterete 
con ogni mezzo a riedificare Milano distrutta dai barbari. 

Deputati. — Accettiamo. 

Malaspina. — Giuratelo. 

Deputati. — Lo giuriamo. 

\J Araldo della città di Milano presenta al Vescovo la ban- 
diera che verrà inalberata in cima al Carroccio. 

Il Vescovo impugna con la destra una spada, che uno dei 
Religiosi assistenti gli presenta, e accennando alla bandiera, 
pronunzia con un gesto significativo le parole sacramentali 
— in hoc signo vinces ! Tutti i convenuti si abbracciano con 
amore di fratelli e partono per affermare col loro sangue il 
giuramento fatto. 



Eccoci a Legnano il giorno della battaglia. Non più letargo 
di servitù, ma febbre di ribellione ! La vita dei popoli lom- 
bardi incomincia ad essere poema, i pusilli diventano animosi, 
i sepolcri, altari; immortalità, la morte! La Libertà, madre 
feconda d'eroi, ha spinto i soldati della Lega ad attaccare 
animosamente la zuffa. 

Si odono gli squilli del Carroccio che incominciano piano 
e lentamente, e poi rinforzando escono in un inno di vittoria. 

L' eroico popolo milanese , esclama Amore , quello che ha 
insegnato a tutte le nazioni come si combatta per la indipen- 



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denza, ha trionfato dei suoi eterni nemici ! — Furono i suoi 
Guerrieri della Morte che decisero dell' aspra giornata. Dopo 
tanto valore, il nome di seconda Roma, dato a Milano, non 
fu mai così degnamente meritato ! 

Si scopre il gran quadro della Vittoria. 

Fu allora che 1' Italia riebbe a un tratto il suo possente 
respiro, e la sua redenzione recata in essere, a' di nostri, come 
un miracolo della fede di questo secolo, fu scritta fra i suoi 
immutabili destini col sangue sparso a Legnano. 

E fra questi immutabili destini, era scritto : Roma, suggella 
infrangibile dell' Unità Italiana , con la data memorabile 
20 Settembre 1870. 

E oggi , i Popoli Italiani a dimostrare come in loro sia 
viva e solenne la manifestazione della coscienza nazionale, 
innalzano un monumento, imperituro come Roma, al Padre 
della Patria, al Primo Soldato d' Italia. 



La Natura, creando l'uomo, gli scrisse nel petto: Libertà 
e Amore, E la Libertà diventa una delle più vive irradiazioni 
d'Amore, e fascia la terra di una zona di luce e di festa! E 
Amore trionfante, seguito dai suoi Geni, trascorre il Mondo, 
svegliando nei popoli le più nobili aspirazioni, corde sempre 
tese che fremono di secolo in secolo, di nazione in nazione. 




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PARTE QUARTA 



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Amore, al pari dell' aria, occupa i confini della terra e del 
cielo, e stella polare dell'Umanità, la indirizza a meta glo- 
riosa. 

Ed infatti, il pensiero umano, mercè sua, mai, come a'no- 
stri giorni, fu più libero e più potente : l'amore sottentra al- 
l' odio, la guerra giudicata atto feroce, la libertà che appare 
fatta per lo spirito in quella guisa che il sole è fatto per gli 
occhi ;■ il vapore che ci rende padroni dello spazio , il tele- 
grafo, del tempo ; istmi tagliati, monti traforati, la punta me- 
tallica che scongiura il fulmine, la corrente elettrica che porta 
la parola umana da un capo a un altro del Mondo , la luce 
argentea che vince la notte, gli astri che scendono fino al 
telescopio per riferire all'Astronomo i segreti dell'eternità. 

Ognuna di queste mirabili scoperte e qualsivoglia opera 

i 

insigne, furono prodotte dalla divinità d'Amore. 

Gloria a Amore ! e i Geni che son le sue fiamme , ne ce- 
lebrano il trionfo ! 











Prezzo a etto 



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